Borgofuturo 2023
Tredicesimo anno.
Dopo le due edizioni itineranti d’emergenza pandemica, il festival si riprende gli anni dispari e torna alla sua dimensione biennale naturale.
La continuità sta nel formato e nella geografia del festival. Tutto il resto fermenta ed evolve, perché Borgofuturo si fa da vivi.
Anche se il festival è molto altro, ripartiamo dalle parole, che sono sotto attacco.
Da quando il mercato globale ha cominciato a fare sul serio con la sostenibilità, alcuni temi e vocaboli che riempivano i nostri primi dibattiti sono stati oggetto di campagne di comunicazione mainstream, con la sua retorica martellante e la violenta polarizzazione da trend topic. Un buon esempio è nel dualismo scienziati/ambientalisti vs populisti/negazionisti, sempre efficace e remunerativo per chi lo cavalca.
Prima di ritrovarci, ci teniamo a ribadire che noi siamo (sempre stati) altrove.
Come sempre, partiamo dalle esperienze immagazzinate e ogni volta re-immaginiamo una prospettiva.
La nostra voce, forte o flebile a seconda dei casi, nasce dalla comunità temporanea del festival e dalle esperienze che abbiamo fatto insieme.
Negli ultimi anni, tra l’emergenza del post-sisma e lo slancio della progettazione locale di vallata, Borgofuturo è stato per noi un punto d’osservazione privilegiato sui cambiamenti in atto.
In questo processo, un tema ci è parso decisivo: l’abitare.
Senza spazi abitativi, anche temporanei, senza un modello sostenibile per il loro utilizzo, il lavoro sui borghi e sulle aree interne è azzoppato.
Mentre il cambiamento climatico e le sue conseguenze sono sempre più sotto gli occhi di tutti, è necessaria una riflessione profonda sulla possibilità concreta di vivere questi territori nel rispetto dell’ambiente circostante.
Fin qui le parole.
Ma il festival è soprattutto altro: suoni, incontri, visioni.
Su questo però c’è poco da scrivere e molto da vivere.
Borgofuturo 23. Abitare.