“Borgofuturo è ancora un’intuizione,
prima ancora che un sistema di pensiero”.

Dopo cinque anni, Borgofuturo è ancora un’intuizione, prima ancora che un sistema di pensiero.

Per questa ragione, ogni categoria che si tenta di associargli è spesso solidale, ma sempre riduttiva: dal rispetto per l’ambiente, alla tradizione borghigiana, alla sostenibilità nelle sue diverse accezioni.

Dell’intuizione, questo progetto conserva tanto la freschezza quanto la tendenza ad evolvere.

Così, da semplice festival, oggi Borgofuturo partecipa alla trasformazione di un centro urbano, dal punto di vista spaziale, relazionale, d’immaginario.

Questo accade a RIPE San Ginesio: paese periferico e fragile fin dal nome, che lo definisce come parte di un comune limitrofo.

Abbastanza periferico e fragile da essere uscito indenne dalle cementificazioni a tappeto degli anni ’70 e ’80, da essersi mantenuto fuori dai circuiti turistici costruiti a tavolino, da non aver dovuto rispondere alla logica campanilistica dell’eccellenza fine a sé stessa.

Abbastanza periferico e fragile, dunque, da potersi presentare vergine alla costruzione di un presente libero, oggi.

Così, con grande empatia, Borgofuturo abbraccia e indaga le tante fragilità e precarietà del mondo contemporaneo, dal punto di vista ambientale, sociale, economico. Ospita tanti piccoli racconti “minoritari”, cercando di metterli a sistema con soluzioni “altre”, spiazzanti.

A protezione di questo fermento, come per ogni borgo, ci sono le mura. Dal 2010, Borgofuturo le utilizza per difendere la creatività e la libertà del suo dibattito.

Questo progetto contiene una comunità fluida e plurale, che interagisce con un altrove, ma sa di potersi ritrovare in un QUI, quando ne ha bisogno. E’ protezione che non si nasconde nell’isolamento. Un’idea mutante e non catalogabile, che raccontandosi cresce e cambia forma, ogni volta.

parallax layer